La Maturità 2025 conferma numeri solidi – 524 mila candidati, 96,5 % di ammissioni – ma l’Italia resta fanalino di coda per investimenti in istruzione e ricerca. In un contesto globale segnato da conflitti e chiusura, la scuola deve farsi motore di crescita, apertura culturale e ricerca. Ma per farlo servono finanziamenti, benessere e percorsi integrati.
Numeri e contesto
Secondo ISTAT, sono ben 524.415 i candidati alla Maturità 2025, con un tasso di ammissione al 96,5 %. Una conferma della capacità del sistema di accompagnare gli studenti al traguardo .
Tuttavia, l’Italia investe appena il 4 % del PIL in istruzione, sotto la media OCSE del 4,9 %. E la spesa in ricerca e sviluppo è ferma allo 0,8 % del PIL, calata rispetto agli anni precedenti. Numerosi istituti di statistica ci mostrano come gli investimenti italiani restino tra i più bassi in Europa. Ed infatti il nodo del sistema sta proprio qui. Esaminando nel dettaglio possiamo riscontrare:
- Debole collegamento con università e ricerca: manca una transizione fluida maturità‑terziario. Il titolo terziario è fermo al 21,6 % (UE media: 35 %).
- Limitata spesa territoriale: il Sud destina più PIL all’istruzione rispetto al Nord, ma con risultati più scarsi.
- Pressione psicologica elevata: nonostante gli alti tassi di ammissione, il carico emotivo rimane alto e porta a stress e isolamento.

Perché puntare sulla scuola oggi?
In un mondo scosso da conflitti e chiusure, la scuola ha la responsabilità di essere agente di:
- Apertura culturale: favorendo confronto e dialogo.
- Ricerca e innovazione: preparando il terreno per università e impresa.
- Coesione sociale: inclusione e opportunità per tutti, indipendentemente dal background.
Ma così com’è, la maturità resta un “rito di passaggio” più che una porta verso il futuro. Alcune azioni concrete che potremmo avviare per l’intero comparto accademico del Belpaese riguardano:
- Aumento della spesa pubblica al 5 % del PIL, dedicando fondi a strutture, formazione insegnanti e ricerca didattica.
- Introdurre servizi di supporto psicologico nelle scuole superiori, riducendo ansia da prestazione.
- Sviluppare percorsi integrati maturità–università–ITS con crediti riconosciuti, facilitando l’ingresso al mondo accademico e lavorativo.
- Ridurre gli squilibri territoriali, assegnando fondi extra al Sud per infrastrutture, formazione e orientamento.
In conclusione, cari studenti e famiglie, la Maturità è un trampolino, non un confine. Se sapremo farne un ponte verso ricerca, mobilità culturale, competenze e benessere, potremo trasformare un momento di tensione in una spinta verso una nuova generazione, più aperta e capace. Il cambiamento parte da qui: essere protagonisti di un tempo che richiede coraggio, visione e solidarietà.
Lucio Bianchi Sereni
Team BiDiMedia